Posted On 12 settembre 2017 By In Cinema, cultura With 65 Views

Dal 14 settembre in sala “Gatta Cenerentola” con l’abbraccio dei registi

Il tour promozionale del film di animazione “La Gatta Cenerentola” parte al cinema Metropolitan di Napoli, nel salotto buono di Chiaia, in occasione della prima serale del film giovedì 14 settembre, con i saluti in sala di registi e cast di doppiatori dei magnifici personaggi della pellicola. Dopo “L’Arte della Felicità” la nuova sfida della Mad Entertainment diretta da Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone e Alessandro Rak, raccoglie lo spirito, il senso e la cifra stilistica della fiaba di Giambattista Basile, che dopo il teatro vede la luce al cinema per la prima volta, trasposta direttamente dal testo dell’autore de “Lo cunto de li cunti” (“Il racconto dei Racconti”).
“Proponiamo – spiegano i registi – la rielaborazione di una favola che appartiene al nostro patrimonio culturale. Basile ha trascritto i racconti del popolo, i racconti delle mamme e delle nonne di Napoli. È una favola del ‘700 e diversamente dalla Cenerentola tradizionalmente intesa ci sono elementi più cruenti che abbiamo inteso conservare. Così come abbiamo conservato un’ambientazione noir e abbiamo mantenuto tutti gli archetipi della favola”. C’è Napoli in questa trasposizione cinematografica? “Ambientiamo – continuano gli autori de film di animazione – la favola in un presente parallelo, i un futuro improbabile. C’è un aspetto magico che viene valorizzato attraverso la presenza degli ologrammi. L’idea è quella di descrivere luci ed ombre di una città. Che non è Napoli ma che può essere Napoli. Attraverso questo tipo di narrazione abbiamo il modo di sentirci nel vivo di una città, di contribuire al cambiamento di una città”.

“La Gatta cenerentola” ha avuto un prestigioso riferimento teatrale nel maestro Roberto De Simone. È stato riferimento anche per i quattro registi della MadEntertainement? “Noi – dicono – abbiamo inteso regalare questa fiaba al cinema così come De Simone l’ha portata in teatro. Siamo fortemente legati alla fiaba originaria che ci dà il nutrimento narrativo. Sappiamo che non abbiamo un target preciso di riferimento. Ci piace raccontare storie che possano andar bene ai ragazzi, ai nonni, ai genitori, e quindi ad un pubblico trasversale. Nella storia ci sono aspetti impegnativi che possono indirizzarsi ad un pubblico adulto. Bisogna vincere in qualche modo il pregiudizio secondo il quale un film di animazione è indirizzato solo ai più piccoli. Così è stato per l’Arte della Felicità che poi ha avuto una sua fruizione ampia”.

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